Ritratto femminile del "Fayum"
Noi conosciamo Italo Calvino per i suoi racconti e i suoi romanzi. Ma Calvino ha scritto sporadicamente anche poesie che sono rimaste inedite. Ho trovato questo testo nel libro Italo Calvino, romanzi e racconti, edizione diretta da Claudio Milanini, Arnoldo Mondadori Editore, nella sezione Poesie e invenzioni oulipiennes (Il termine Oulipo è acronimo di Ouvroir de Littérature Potentielle, traducibile in italiano con “officina di letteratura potenziale”. Si tratta di un gruppo di letterati fondato nel 1960 da François Le Lionnais e Raymond Queneau e al quale Calvino partecipava.
Questo gruppo ritiene che l’ispirazione di un’opera letteraria debba essere strettamente vincolata da una serie di costrizioni grammaticali, lessicali e di struttura). Nelle Note e notizie sui testi di questo libro è scritto in merito a questa poesia: “Inedito. Fra le carte di Calvino sono conservate varie stesure manoscritte; tutte recano in calce la data (11 novembre 1962), a volte preceduta da un’indicazione di luogo (Parigi); alcune provvisorie, hanno anche un titolo (Turismo in Egitto, vacanze in Egitto). Fra gli ultimi ritocchi, l’espunzione di un sintagma finale (“…o la spoglia / d’ossa in un loculo, protetto / dalle intemperie)”.
Provo ad abbozzare una mia interpretazione che non si vuole esaustiva e completa, ma che potrebbe essere arbitraria trattandosi di un testo poetico.
Calvino Poeta: qualche riflessione
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Ritratto femminile del "Fayum"
Voglio terminare questo mio articolo con le parole tratte dal saggio Dall’ opaco, parole che non necessitano di ulteriori aggiunte: “D’int’ubagu”, dal fondo dell’opaco io scrivo, ricostruendo la mappa d’un aprico che è solo un inverificabile assioma per i calcoli della memoria, il luogo geometrico dell’io, di un me stesso di cui il me stesso ha bisogno per sapersi me stesso, l’io che serve solo perché il mondo riceva continuamente notizie dell’esistenza del mondo, un congegno di cui il mondo dispone per sapere se c’è”.
Debbo confessare che mai ho letto poesia più bella. Grazie a queste parole ho potuto dare una spiegazione al mio vuoto interiore nel grande vuoto che mi circonda, quel vuoto che forse basterebbe accettare un po’ di più e non demonizzare. Ma proprio per questa comprensione profonda si può intravedere uno spiraglio di luce, una salvezza. Il pessimismo calviniano porta sempre con sé un barlume di speranza.
Articolo di Gianluca De Biaggi
Laureato in Lingue e Letterature Straniere nel 1998 presso l’Università degli Studi di Padova
